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Dall’altra parte del mare: i figli perduti

«È fuorviante parlare di invasione, chiediamoci invece perché succede e scegliamo da che parte stare»

Questo 20 giugno è stata anche l’occasione per conoscere il progetto “Generazioni Perdute”, finanziato dall’8 per Mille alla chiesa valdese. Garnaoui Wael è uno psicologo tunisino che con altri colleghi, per tre mesi, ha cercato di accompagnare in un percorso di cura venti persone che hanno avuto nel nucleo familiare un figlio sbarcato in Italia e di cui si sono perse le tracce. «Queste famiglie sono eclaté, scoppiate, perché sostengono di avere visto i propri figli al tg, quindi sbarcati, li hanno riconosciuti oppure li hanno sentiti al telefono quando sono arrivati, prima di sparire» afferma Wael. «Il figlio è diventato una specie di spazio latente, un lutto bloccato che non fa progredire il benessere mentale. Queste famiglie chiedono verità ai governi, sia tunisino che italiano. Vogliono avere un certificato, qualcosa di legale per procedere con la cerimonia di lutto, o sapere se i loro figli sono in prigione, in fondo al mare, o cosa».

 

da SciroccoNews


Segnalato da:
Josephine Condemi

Categories:   Segnalazioni

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